thank you
SENK-iuGrazie
In italiano «grazie» non cambia mai, che parli un uomo o una donna: fa eccezione solo la forma piena, «grazie mille» o «mille grazie», comunque invariabile. In altre lingue chi ringrazia cambia invece la parola secondo il proprio genere, proprio come noi accordiamo un aggettivo. Qui trovi come si dice «grazie» in 26 lingue, con l'audio, insieme a un falso amico che ti sorprenderà e ai suoni più utili per un orecchio italiano.
thank you
SENK-iuGrazie
Il portoghese «obrigado» non è invariabile come il nostro «grazie»: chi parla al maschile dice «obrigado», chi parla al femminile «obrigada» — un accordo che in italiano riserviamo a participi come «obbligato», con cui «obrigado» condivide per altro la stessa origine latina.
Il giapponese distingue invece per formalità, non per genere: «ありがとうございます» (arigatō gozaimasu) è la forma in tabella, adatta a sconosciuti e situazioni formali; tra amici basta il più breve «ありがとう» (arigatō), come noi useremmo un semplice «grazie» invece di «la ringrazio».
Il tedesco «Danke» /ˈdaŋkə/ contiene un suono che conosci senza saperlo: quella ŋ prima della k è la stessa nasale di «anche» o «banca», non una semplice n. L'inglese «thank you» /ˈθæŋk juː/ è più insidioso: comincia con una th che si pronuncia mettendo la lingua tra i denti, un suono assente in italiano.
Lo spagnolo «gracias» /ˈɡɾasjas/ è terreno amico: quella ɾ è la stessa erre debole dell'italiano, come nel nostro stesso «grazie». Il croato «hvala» /ˈxʋaːla/ comincia invece con una x gutturale, la stessa consonante rasposa del tedesco «Nacht», seguita da una vocale lunga quasi doppia.
Il primo errore riguarda il portoghese: chi parla italiano dimentica di cambiare «obrigado» in «obrigada» quando è una donna a ringraziare, portando con sé l'abitudine di un «grazie» che non si accorda mai. Nel turco «teşekkürler» /teʃecːyɾˈleɾ/ si perde invece la doppia c al centro, pronunciata come una sola: va tenuta lunga, come le nostre doppie in «fetta».
Il secondo errore è di suono: la th inglese di «thank you» diventa spesso una t o una f, «tenk you» o «fenk you», mentre va pronunciata con la lingua che sfiora i denti. Nel russo «спасибо» /spɐˈsʲibə/ capita di appiattire quella s palatalizzata su una s dura, mentre andrebbe ammorbidita quasi in una sci, con la lingua più vicina al palato.
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