hello
e-LOUSalve
In italiano il saluto cambia registro nella stessa giornata: «ciao» tra amici, «salve» quando non sai se dare del tu, «buongiorno» in negozio. Molte lingue non hanno questi tre livelli: spesso un solo saluto informale basta per ogni occasione, oppure, come il coreano di questa pagina, uno legato a un contesto preciso come il telefono. Qui trovi come si dice «salve» in 26 lingue, con l'audio, per non sembrare né troppo confidenziale né troppo impostato.
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«Salve» è la via di mezzo italiana tra il confidenziale «ciao» e il formale «buongiorno», per chi non conosci ma non vuoi tenere a distanza. Molte lingue non hanno questo scalino: in croato «bok» copre grosso modo lo spazio del nostro «ciao», anche con sconosciuti giovani; in tedesco «Hallo» resta comunque informale.
Nell'arabo «مرحبا» (marhaban) funziona in quasi ogni contesto, dall'amico al funzionario — comodo, ma meno preciso del nostro sistema. In coreano la parola qui riportata, «안녕하세요» (annyeonghaseyo), è il saluto educato di uso generale; solo al telefono si usa un'altra parola.
Il tedesco «Hallo» /haˈloː/ e l'inglese «hello» /həˈloʊ/ cominciano con una h che si sente davvero, un soffio dalla gola. In italiano la h non si pronuncia mai (pensa a «ho», «hanno»), quindi si tende a partire dritti sulla vocale, «allo». In entrambe l'accento cade sulla seconda sillaba, non sulla prima.
L'arabo «مرحبا» /marˈħaban/ ha l'accento anch'esso sulla seconda sillaba, ma con una ħ più profonda, prodotta stringendo la gola — suono assente in italiano. Lo spagnolo «hola» /ˈola/ non nasconde insidie: la h è muta come da noi e l'accento cade sulla prima sillaba, come nel croato «bok», sillaba sola che finisce in consonante — raro per un saluto italiano.
Il primo errore è di registro: usare «salve» o un suo equivalente con chi si conosce bene suona artificiale quasi ovunque. In tedesco è naturale un «Hallo» diretto anche al primo incontro; in croato basta «bok» pure con adulti sconosciuti, cosa che in italiano riserviamo al «ciao» tra pari.
Il secondo errore è proprio la h muta: si tende a ridurre «Hallo» e «hello» a un semplice «-allo», perdendo il soffio che cambia la parola. Vale anche al contrario: nel giapponese «こんにちは» (konnichiwa) non c'è nessuna h, ma la doppia n al centro va tenuta lunga, come nelle doppie italiane.
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